A Macfrut convegno sulla innovazione nell’agricoltura irrigua


Rimini (14 maggio 2018) – L’acqua, alla base della vita e della produzione alimentare, è da sempre sinonimo di vita. Troppo spesso data per scontata, la richiesta d’acqua crescerà nei prossimi anni al crescere della popolazione e per effetto del riscaldamento globale. Scenari che sono stati affrontati giovedì scorso (10 maggio) a Macfrut nel Workshop “Acqua Campus 2018 Giornata nazionale dell’innovazione per l’agricoltura irrigua”, organizzato da Anbi (associazione dei consorzi di bonifica) Emilia-Romagna, Canale Emiliano-Romagnolo (Cer) e Consorzio Bonifica Romagna.
Un convegno che ha fatto emergere il contributo dell’irrigazione alla riduzione delle emissioni di carbonio, oltre alle risposte dei consorzi di bonifica e del ministero dell’Agricoltura ai cambiamenti climatici.
 
Raffaella Zucaro, economista agronomo Crea, ha insistito su di un necessario cambio di visione: “L’acqua, come l’ambiente, da risorsa esclusivamente da tutelare a input del sistema produttivo. Il capitale naturale entra nel sistema economico, naturalmente in modo sostenibile”.
 
Il direttore generale del Cer Paolo Mannini ha messo in guardia sugli effetti del riscaldamento globale sulle coltivazioni: “L’anidride carbonica nel mondo è a 400 parti per milione, il valore più alto da 800mila anni a questa parte. Ci sono zone dove si è costretti a ricorrere a teli ombreggianti per evitare bruciature sulle coltivazioni. Con la popolazione mondiale in crescita, per dare cibo a tutti bisognerà efficientare l’irrigazione”.
In questo scenario, i consorzi di bonifica segnano già oggi risultati importanti: “Conteggiandoli in modo complessivo, si ha un recupero energetico dell’81 per cento”. Proseguendo nelle attività classiche dei consorzi (difesa del suolo, scolo e difesa idraulica, irrigazione) e con opere di mitigazione (produzione di energie rinnovabili, risparmio idrico, incremento dei depositi di carbonio grazie alla fotosintesi) i Consorzi possono arrivare nel giro di pochi anni alla totale copertura delle emissioni clima-alteranti: “Contiamo di arrivarci nel 2025, con un ulteriore miglioramento nel 2030”. Tra le azioni previste, la piantumazione di relitti agrari lungo i canali (per intercettare Co2), impianti fotovoltaici galleggianti nelle vasche di accumulo e l’ipotesi di facciate fotovoltaiche in alcuni tratti del Cer.
 
Quello che è mancato invece, per lungo tempo, è un fronte compatto del settore nelle stanze dei bottoni europei. Per questo lo scorso anno è nata Irrigants d’Europe, che riunisce i consorzi italiani, francesi, spagnoli e portoghesi: “L’associazione copre il 75% delle aree irrigate nel continente – ha spiegato il segretario generale Adriano Battilani – per dare una sola voce al settore. Dobbiamo entrare in tutti i livelli di governance sin dalla loro strutturazione, non limitarci all’attuazione come avvenuto finora, specie ora che in Europa si discute di revisione della Direttiva quadro e del futuro Psr”.
“Stiamo andando verso una governance diversa – ha aggiunto Battilani – non più orientata alla produzione ma innovativa, integrando i benefici ambientali nel ciclo economico. Andiamo verso l’agricoltura 4.0, fatta integrando riuso delle acque, innovazione, robotica e big data. Interventi ineludibili, perché là dove l’acqua viene a mancare le conseguenze economiche e sociali sono gravi”.
 
“Affidiamo alla politica un patrimonio di conoscenza e concretezza – ha commentato il presidente nazionale Anbi Francesco Vincenzi – servono risposte a un mondo che sta cambiando e ha bisogno di concretezza. Altrimenti sarà l'agricoltura a pagare il conto più salato dei cambiamenti climatici”.
Su questi temi, dopo una relazione di Emilio Gatto (direzione generale sviluppo rurale del ministero dell’Agricoltura) sullo stato di avanzamento dei progetti, si sono confrontati i parlamentari Filippo Gallinella, Guglielmo Golinelli, Nicodemo Oliverio, tutti concordi nell’assicurare il loro impegno al fianco del mondo irriguo.
 
Rimini, 11 maggio 2018
 
 
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